Ossigeno per il più antico teatro di Terni

Quello che segue è un comunicato stampa del Comune di Terni. Pare che l’amministrazione, dopo diverse proteste della cittadinanza, abbia deciso di occuparsi seriamente di uno stabile che edificato nel XIX secolo, parte del patrimonio culturale della città.

Dopo il crollo nel gennaio di quest’anno (orrendo e sintomatico del degrado in cui versa la struttura) e i soldi buttati per il ‘Secci’ (una sorta di rimpiazzo incapace di svolgere le mansioni di un normale teatro), finalmente la tanto attesa risposta del Comune.

Per ricostruire questa piccola vergogna, riproponiamo un articolo comparso su Il Fondo di Miro Renzaglia pochi giorni dopo che il soffitto esterno del ‘Verdi’ ha ceduto. Postiamo il pezzo dopo il comunicato.

Marco della Redazione

Terni/ RESTAURO TEATRO VERDI: 1,5 MILIONI DI EURO DALLA GIUNTA REGIONALE

Fonte: www.ternimagazine.it

Terni. Il teatro comunale 'Giuseppe Verdi' in una immagine dei primi del '900

Ulteriori 1,5 milioni di euro per il restauro del Teatro Verdi. Un finanziamento che arriva dalla Giunta Regionale dell’Umbria che oggi, nell’ambito della manovra di assestamento del bilancio, ha stanziato il nuovo impegno economico per la struttura ternana. Considerando anche quanto ha stanziato l’Amministrazione Comunale nell’ambito dei fondi del Puc, si arriva a circa 3 milioni di euro a disposizione, una cifra che può consentire una parte consistente dell’intervento. ”Già nel corso della riunione congiunta degli esecutivi regionale e comunale del mese di febbraio, che si è tenuta a Terni, tra i temi trattati particolare attenzione era stata posta al Teatro Verdi, quale contenitore culturale di primissimo piano, da recuperare al più presto“, ha commentato il Sindaco Leopoldo Di Girolamo esprimendo la propria soddisfazione per la decisione della Regione, “sforzo ancora più significativo in presenza delle note difficoltà delle Regioni e degli enti locali a seguito delle manovre finanziarie del governo”. ”Fin da subito – continua Di Girolamo – è emersa la condivisione della Regione a considerare il Verdi una struttura strategica e la presidente si è fatta portavoce di un impegno chiaro e forte a collaborare con il Comune affinché si arrivi all’apertura di un cantiere complessivo“. “La presidente Marini, l’assessore al bilancio Rossi e la Giunta regionale tutta hanno posto massima attenzione alla relazione del sindaco e alle questioni che avevamo posto – commenta da parte sua l’Assessore comunale alla cultura Simone Guerra – e hanno concordato sulla necessità di reperire le risorse necessarie utilizzando i canali regionali e nazionali. In questi mesi si è continuato ad interloquire con palazzo Donini al fine di trovare una convergenza“. ”Ora la Regione ha dato seguito in maniera concreta ai suoi impegni. Per questo la ringraziamo. Il teatro Verdi – conclude l’assessore Guerra – è il cuore culturale della città dove una comunità si rappresenta, si confronta, si riconosce, costituisce la propria identità e abbiamo l’assoluta necessita di riconsegnarlo alla città il prima possibile, pur consapevoli delle difficoltà dell’intervento“.

(Fonte: Ufficio Stampa Comune Terni)

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Terni. Altre Pompei crollano

di Marco Petrelli (da Il Fondo di Miro Renzaglia, 24 Gennaio 2011)

Il centro sinistra non ha fatto in tempo a portare a termine le contestazioni contro il ministro Bondi che, nel cuore rosso dell’Umbria, a Terni, il contro soffitto del Teatro Comunale “Giuseppe Verdi” (datato 1849) è venuto giù, di colpo, in un freddo pomeriggio di gennaio.

Giuseppe Verdi (1813 – 1901)

Come inizio 2011 niente male se si considera poi che, da alcuni decenni, la struttura sia dichiarata fuori norma rispetto ai parametri di sicurezza. Per sopperire a questa carenza, durante gli spettacoli due squadre dei vigili del fuoco piantonavano l’esterno del “Verdi”.

Se la ‘casa dei gladiatori’ è simbolo «della decadenza cui il Governo Berlusconi ci ha condotti»  ( per dirla come gli esimi esponenti della sinistra), la condizione del Teatro Comunale di Terni è lo specchio di una gestione degli affari locali molto lontana dal rispetto e dalla tutela del patrimonio artistico.

Progettato nel 1840, il teatro fu inaugurato nel 1849, anno memorabile per un’Italia (ed un’Europa) attraversata dal moto quarantottino. L’architetto modenese Luigi Poletti (Architetto Pontificio dei Sacri Palazzi Apostolici) firmava l’opera. Il “Teatro Nuovo” venne intitolato a Giuseppe Verdi nel 1908; prime ristrutturazioni negli anni Trenta del Novecento.

Ferito dai bombardamenti durante la II Guerra Mondiale, nel 1948 è dato in concessione alla famiglia Lucioli, per cinquant’ anni.

Passeggiando per Corso Vecchio sono tanti i curiosi che si sporgono dalla recinzione di emergenza per osservare il “buco” e lanciare maledizioni contro gli amministratori. Ma la cosa più eclatante è il fatto che si sia dovuti arrivare al crollo del contro soffitto perché cittadini ed istituzioni comprendessero la gravità dovuta ad anni di incuria. Possibile che nessuno abbia mai notato la coltre di polvere e smog su muri e colonnato? Per non parlare poi dei graffiti, delle scritte su colonne e scale, queste ultime ormai logore, con fori e spaccature in evidenza.

Sul tetto piante e piantine mai estirpate che, nel complesso, sottolineano la scarsa volontà di salvare dall’abbandono uno degli

Il buco generato dal crollo del controsoffitto (15 Gennaio 2011)

edifici più antichi di Terni.

Piove governo ladro! Questa dev’essere stata la prima cosa passata per la mente agli italiani di fronte allo scempio di Pompei e, ne sono sicuro, anche ai ternani che, dopo avere assistito al ‘tonfo’,  qualche brutta parola al Ministero dei Beni Culturali l’avranno pur rivolta.

Peccato che a Terni, come a Napoli, la gestione dei beni culturali sia, in primis, delle autorità cittadine. Che il biglietto serva per immergersi nella Roma imperiale o per assistere al Falstaff, cambia poco  poiché, in ambo i casi, una percentuale dell’ingresso finisce nell’erario comunale.

L’amministrazione ternana ha investito migliaia di euro per realizzare nuovi impianti artistici nel parco della Siri, un’antica fabbrica, sito di interesse per l’archeologia industriale.

Accanto al piccolo museo, (nel quale sono conservati i resti di quella che fu un’importante fonderia dello Stato pontificio), sorge il nuovo teatro “Torquato Secci”, realizzato nell’ambito di ampliamento del Caos, complesso ricreativo e “culturale”, in realtà luogo d’incontro per aspiranti attori, ossessionati dal post moderno. Con i suoi duecento posti e con rassegne un po’ di nicchia, il “Secci” non ha riscosso il successo sperato e certo il denaro speso non tornerà indietro.

Ci sarebbe da chiedersi se sia valsa la pena occuparsi di un nuovo teatro invece di restaurare quello storico. Ma poi si sarebbe costretti a domandarsi anche quale sorte toccherà agli Studios di Papigno, set de La Vita è Bella e Pinocchio, chiusi al pubblico e di recente tornati alla ribalta sulle cronache locali. Avrebbero dovuto dare lavoro ad una città già depressa economicamente e invece restano lì, con le scenografie esposte alle intemperie e agli occhi dei pochi automobilisti che affrontano la Valnerina d’inverno.

Luglio 2011. In piena stagione turistica l'incomprensibile decisione di tenere spento l'impianto di illuminazione della Cascata delle Marmore, impedendone dunque, la visione notturna

A questo punto, poi, saremmo costretti a richiamare la memoria a quel febbraio 2010, quando in piazza Valnerina, durante la costruzione di un parcheggio, saltò fuori un gruppo funerario d’epoca romana, caratterizzato dal tegolato “a cappuccina”. I resti esumati sono finiti a Perugia per le analisi di routine; del perimetro tombale, di pietra e malta, si sa poco, fatto sta che ora il parcheggio è quasi completato.

Vogliamo poi parlare di Lord Byron e dei suoi splendidi sonetti dedicati alla Cascata delle Marmore? Meglio di no. Lasciamo il poeta inglese e i suoi versi relegati a qualche guida locale. A chi interessa in fondo? Manco lo puoi definire post moderno!

Per gli appassionati di Storia militare, il Museo delle Armi, presso il Poligono armi leggere, è una vera e propria “chicca” . Tra padiglioni a tema (epoca, guerra, nazione), gli indimenticabili ’91: uno di questi sparò a Dallas nel 1963. Una meraviglia messa a disposizione per soli due giorni al mese, con obbligo di prenotazione almeno 15 giorni prima.

«Cittadino fermati, guarda di qua, fermo non nasconderti, è la tua città» recitava una canzone de La Compagnia dell’Anello. Passeggiando per Corso Vecchio al cittadino ternano conviene, però,  tirare dritto: di quel ‘buco’ così evidente è responsabile anche lui. Ha dovuto aspettare il crollo per indignarsi di uno stato di degrado e non curanza che va avanti da decenni.

Marco Petrelli

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